Perché la prescrizione mai è un vulnus costituzionale

In fondo capisco chi vuole annullare la prescrizione perché crede erroneamente che per farlo tutti avranno una sentenza, che sia una sentenza o un'assoluzione. Pertanto, tutti otterranno un po' di giustizia da loro. Ma le cose non sono così semplici: questa è una visione romantica della giustizia che non corrisponde alla realtà. La necessità di cancellare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio - lo ripeto - il prolungamento dei tempi processuali. In effetti, non vi è alcuna garanzia che una volta rimosso il muro di restrizione, il processo sarà determinato in tempo umano. Un po' perché la burocrazia giudiziaria imperversa in ogni ufficio giudiziario, un po' perché l'onere è così gravoso, con poche o nessuna responsabilità, un cittadino che purtroppo entra nel meccanismo può "fratturarsi" e lasciarlo, nonostante il suo in alcuni casi Down, innocente o responsabilità minore.

Secondo la mia esperienza, la conclusione dell'istruttoria e la richiesta di rinvio a giudizio sono avvenute frequentemente e volontariamente dopo anni di denuncia dei fatti e di aver lasciato per molti anni gli atti nel cassetto della procura. Quindi pensateci seriamente: in questo povero stato di giustizia italiano, l'annullamento delle prescrizioni può dare alle persone un senso di giustizia – ripeto – illusorio. Quindi come si fa? Ovviamente qui è impossibile dare una soluzione definitiva e organica. Inoltre, non posso fornirli. Ma una cosa si può dire. E dobbiamo partire dai principi costituzionali, se da un lato riconosciamo al cittadino il diritto alla difesa, la presunzione di innocenza fino al verdetto finale, un processo equo e ragionevole, dall'altro dobbiamo in modo chiaro e affermativo scoraggiare "l'impunità". Quindi – a mio avviso – come confermato dal procuratore generale, il rafforzamento dell'ufficio giudiziario non basta: un po' perché le risorse sono loro (in euro), un po' perché il rafforzamento della struttura stessa non è garanzia della rapidità dei processi. È necessario agire in altri settori. Ma prima di dare il mio contributo e proporre una soluzione, vale la pena ricordare la proposta di Paolo Becchi. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte Suprema, ma il termine era di un anno. La soluzione è indubbiamente condivisa, e anzi trova riscontro in primo luogo in ambito leghista, perché è ragionevole e risente del principio della ragionevole durata dei processi.

Ma dubito che la famiglia Grignini possa vederlo come un valido sostituto della loro trappola giudiziaria, perché escluderà l'intervento della prescrizione nei casi della Cassazione (e sono tanti). Ritengo che, al di là delle raccomandazioni sopra descritte (da me stesso fatte), gli interventi non dovrebbero in realtà coinvolgere le istituzioni che vigilano sulla sospensione e l'interruzione delle prescrizioni (in una certa misura gli interventi renderanno sempre qualcuno insoddisfatto), ma dovrebbero essere più mirati e dovrebbe prestare attenzione alla natura dei reati coinvolti.Forse alcuni reati che causano particolarmente panico sociale o odio comunque sono prescritti più a lungo delle normative vigenti. Possiamo anche prevedere che per alcuni crimini di odio o panico sociale speciale, come la violenza sessuale o la corruzione (questa conoscenza appare spesso dopo molti anni), le restrizioni sono imprevedibili (questo garantirà il principio della parità di trattamento dei diversi casi) in modi diversi ., quindi commettono il reato in modi diversi a seconda della sua gravità e offensività), o dal momento in cui lo sanno o un terzo che non è la vittima lo sa (questo per evitare episodi emotivi legati alla paura o alla vergogna da denunciare) .

In tema di procedimento penale, è opportuno prevedere un tempo provvisorio per i processi penali, con un'estensione temporale limitata per ciascuna udienza, fino ad un certo numero di udienze all'anno, e per i processi di primo grado (tranne). La particolare complessità, motivata, può comportare la sospensione del termine di prescrizione), ma non può superare un anno. Le udienze di appello non devono essere fissate per più di un anno dalla presentazione del ricorso; lo stesso vale per le udienze della Corte Suprema. Ugualmente ristretti dovrebbero essere i tempi per l'istruttoria e la richiesta di rinvio a giudizio, escludendo, ovviamente, il ricorso del pm contro l'assoluzione (salvo nuove prove). Tutto ciò richiede sanzioni e sequestro per garantire che un imputato che non può essere condannato una seconda volta non subisca alcuna falla nel sistema giudiziario, che deve comunque essere rafforzato con risorse e strutture per renderlo più efficiente e agevole Assorbire questioni di giustizia...