Le perplessità sulla limitazione di sovranità in costituente

Una delle clausole più controverse della nostra carta di base è l'art. L'articolo 11 della Costituzione, "Sulla base dell'uguaglianza con gli altri Stati, è consentito limitare la sovranità necessaria per assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni". Pertanto, sebbene una regola sia emersa successivamente dai lavori preparatori, essa aveva uno scopo ben preciso: consentire all'Italia di aderire alle Nazioni Unite e contribuire in tal senso alle Nazioni Unite senza compromettere le condizioni di uguaglianza con gli altri Paesi. La nascita di un ordine che assicuri pace e giustizia tra le nazioni. Una buona risoluzione ha però creato un po' di confusione in fase compositiva. Come l'On. Nella riunione del 3 dicembre 1946, Mario Cevolotto, «[Non c'è] motivo di introdurre questo principio nella Costituzione, [sembra] si tratta di una questione di negoziazione e di relazioni internazionali.

Data la variabilità internazionale delle relazioni... citarlo in costituzione significa concretizzare una questione intrinsecamente variabile». Ha ragione lui! Tale disposizione (il secondo periodo dell'articolo 11 della Costituzione) è stata successivamente utilizzata impropriamente (nella Costituzione) per legittimare un progetto politico ed economico (Comunità Economica Europea, poi Comunità Europea, ed infine Unione Europea). it In qualche modo ha poco a che fare con la costruzione di un ordine che assicuri pace e giustizia tra le nazioni (sic!), d'altra parte determinerà l'erosione della sovranità nazionale che il nostro popolo primitivo non prevedeva né accettava in i prossimi decenni... Carta. Ne ho parlato qualche anno fa su Qelsi, anche se fuggevole (direi casuale) (ne ho parlato recentemente sul blog Il Petulante). Ora, capisco la difficoltà di comprendere questa questione, in primo luogo perché tocca il campo tecnico della sovranità costituzionale, e anche perché questo campo (non a caso!) è stato appena calpestato dai giuristi italiani (solo pochi coraggiosi osservatori e sovrani Commentatori hanno condannato il trauma negli ultimi anni; certo, vale la pena ricordare che sul piano della politica giudiziaria, Stefano D'Andrea, Giuseppe Palma, Marco Mori e ancor prima, già nel 2001, Aldo Bernardini, e la sua opera hanno violato la sovranità Procedure regolamentari internazionali ed europee). Ma se la difficoltà non viene messa in discussione, lo è anche l'importanza di cercare di capire le trappole in cui cadiamo. Per cogliere meglio il profilo pericoloso di questa trappola, è necessario porsi prima una domanda: cosa significa la frase "L'Italia consente restrizioni alla propria sovranità"? Questa regola può davvero rinunciare a parte della sovranità nazionale? Ovviamente no, per capirlo è utile soffermarsi sul concetto di sovranità. Come tutti sappiamo, ciò è legato all'originalità dello stato e lo stato è inteso come entità suprema, non derivata da un altro ordine superiore, ovvero non c'è ordine al di sopra di sé, e il suo potere sovrano deriva da questo ordine. derivato. Pertanto, quando un paese non riconosce il potere di supremazia, si può dire di essere uno stato sovrano, cioè quando non riconosce alcun potere superiore a se stesso o dominante o ancora legalizzato, quindi è di per sé supremo Trova legittimità nella tua originalità per avere il tuo potere imperiale e la tua indipendenza esterna. Ebbene, se questo è vero, qualsiasi restrizione alla sovranità nega indiscutibilmente questo assioma, perché riconosce che uno Stato può limitare il proprio potere sovrano attraverso l'esistenza di un'altra entità che eserciti una sovranità almeno limitata. Potere sovrano corrispondente ed uguale. uno.

Tuttavia, se ciò sembra indiscutibile, è anche vero che lo stato è un'entità che opera all'interno di una comunità interstatale (o internazionale) e non opera in un ambiente isolato senza altri partecipanti. Pertanto, finché la limitazione della sovranità opera al di fuori dello Stato, cioè finché la limitazione della sovranità non incide sulle regole interne (e sugli eventuali processi democratici formati dallo Stato), purché operi al di fuori dello Stato, può accettare e accettare la limitazione della sovranità. Le regole sono internazionali, quindi a livello del rapporto tra Stati sovrani (ad esempio, le regole internazionali secondo cui gli Stati non possono invadere o occupare arbitrariamente il territorio di un altro paese possono essere considerate limiti accettabili alla sovranità). E - come già detto - questo è lo scopo originario dell'art. L'articolo 11 della Costituzione prevede che l'Italia consenta la limitazione della propria sovranità al fine di costruire un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. Tuttavia, il trasferimento di sovranità è diverso. Si tratta, al contrario, di delegare il potere sovrano dello Stato ad un ente superiore che meglio si definisce struttura politica ed economica sovranazionale; indubbiamente per potere sovrano si intende l'applicazione di leggi vincolanti non solo sulle istituzioni statali, ma soprattutto sui cittadini.

In questo senso, il potere imperiale di questa entità sovranazionale influenza non solo il rapporto tra paesi, ma anche il rapporto tra singoli cittadini, cittadini e autorità. Tutto ciò può imporre l'inapplicabilità o l'inapplicabilità di norme nazionali, anche costituzionali in contrasto con norme sovranazionali (in posizione gerarchica di svantaggio). Questo è, ad esempio, ciò che accade ai regolamenti e alle direttive comunitarie che prevalgono sulle leggi nazionali. Allora che fine ha fatto l'art. 11 e l'Unione Europea? Ovviamente è impossibile discutere a fondo. Si può solo dire che la norma, che prevedeva appunto restrizioni alla sovranità per gli scopi che abbiamo potuto osservare, serviva a dare copertura costituzionale al trasferimento della sovranità a un Paese che sarebbe poi diventato l'Unione Europea. Come ciò sia potuto accadere è un relativo mistero, perché l'opera aggressiva della sovranità e delle procedure contenziose non sono racchiuse in documenti top secret, che possono favorire l'illusione di complotti, ma in giudizi pubblici: da un lato, la sentenza del tribunale è stata più volte confermato dalla Corte di Giustizia Europea.

Il diritto comunitario prevale sul diritto interno (il paradigma è la sentenza Enel/Costa del 1964) e su quelli della Corte Costituzionale, quasi in linea con la sentenza della Corte di Giustizia Europea (e dopo la prima resistenza), hanno utilizzato l'art. 11 Legittimare il diritto comunitario prima del diritto interno (riferimento storico è il numero di sentenza dell'antirestrizione definito dai giuristi)