Mogol senza filtri: “Vi spiego i segreti nascosti nei miei testi”

Tutti, chi più e chi meno, abbiamo cantato i celebri testi di Mogol, ma vi siete mai chiesti come, quando e cosa aveva l’autore in mente quando ha scritto quei brani che così spensieratamente canticchiamo? Giulio Rapetti Mogol è uno dei più grandi,  parolieri italiani, i suoi testi echeggiano nel cuore di ognuno di noi, partendo da quelli scritti con e per il compianto Lucio Battisti. Mogol è probabilmente tra i più rappresentativi autori di testi di canzoni italiane, noto soprattutto per la collaborazione con Lucio, il suo contributo è stato notevole e degno di nota anche per altri grandissimi artisti come Caterina Caselli, Fausto Leali, Mango, L’Equipe 84, Bobby Solo, i New Trolls e tanti altri ancora.
Lui, che non ama essere definito paroliere ma bensì autore, ci ha sempre fatto sognare, dato forma e sostanza con le parole alle emozioni più recondite, più complesse, più sottili del nostro animo. Mogol ha lasciato e lascia tutt’oggi, un grande patrimonio agli italiani, l’eredità dei testi di sua mano. Mogol – Oltre le parole, è il libro editato Minerva scritto su questa straordinaria eredità. Nel testo vi sono anche una serie di “chiarimenti”, “spiegazioni”, di alcune strofe nonché qualche aneddoto e il racconto dei contesti ,anche alquanto inusuali, in cui Mogol ha dato vita a questi veri e propri capolavori. L’autore spiega, ad esempio, come ha dato vita alla canzone , interpretata poi da Lucio Battisti, “E penso a te”: 
“È una canzone che ho scritto seduto sul sedile posteriore di una Seicento. Non ricordo chi guidasse l’auto”, racconta Mogol, “ma Battisti sedeva di fianco al guidatore e suonava la melodia con la sua chitarra. Stavamo andando a Como e ho iniziato a scrivere il testo al casello dell’autostrada di Milano, quando siamo arrivati a destinazione lo avevo già finito, ci avrò messo circa venti minuti”. Venti minuti. Solo venti minuti sono bastati a Mogol per scrivere una delle canzoni italiane più belle di sempre. Altra storia invece per il brano “Emozioni”, in questo caso non vi era di certo tranquillità ma il setting resta sempre lo stesso, l’autoveicolo:
“Avevo la macchina carica, i bambini e la mia prima moglie Serenella seduta accanto, ma non c’era modo di sentire la melodia della canzone né carta e penna per scrivere le parole che stavo cercando. Feci uno sforzo immenso durante tutto il viaggio mentre stavo guidando: provavo a ricordare la melodia, la metrica di quello che avevo precedentemente scritto e le nuove parole con cui volevo chiudere la seconda parte della canzone” ha scritto l’autore. Mogol, ha sempre affermato di avere un dono recettivo, di riuscire a percepire l’ambiente circostante attraverso “segnali” e di riuscire così, solo grazie a questa sua sensibilità, a scrivere i suoi testi. Una sorta di amplificazione dei sensi che gli permette di raccontare non solo i suoni, i profili, i colori, gli odori, ma di dare forma anche alle sensazioni, alle impressioni e alle emozioni.
LEGGI ANCHE: Vi ricordate di Mogol, il paroliere di Lucio Battisti? Sparito a causa di una brutta malattia, com’è ridotto oggi

Articolo precedenteDonatella Rettore ne parla solo oggi: “Sono stata cresciuta dalle suore, ecco cosa mi facevano”
Articolo successivoJerry Calà e la moglie Bettina Castioni: “Per conquistarla ho fatto una follia”, ecco quale

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui