Rudy Guede, l'omicida di Meredith Kercher, è tornato in libertà per fine pena.

Rudy Guede, l'unico condannato per l'omicidio di Meredith Kercher, è stato scarcerato per fine pena e ora è libero.

Meredith Kercher era una studentessa inglese che si trovava in Italia ed esattamente a Perugia, per conto di un progetto Erasmus. Meredith aveva solo  21 anni  quando gli è stata tolta la vita, era la notte del 1  Novembre 2007.

La scena che si trovarono davanti gli inquirenti fu davvero terribile, il corpo della giovane era in camera da letto, ricoperto da un piumone ,nella casa che condivideva con altri studenti,  si trovava in un lago di sangue e aveva la gola tagliata. La causa della morte è stata fatta risalire ad un' emorragia a seguito di un taglio al collo, probabilmente eseguito con un'arma appuntita.

Meredith presentava diverse escoriazioni sul corpo e nei pressi degli organi genitali, le tracce sulla scena del delitto portavano ad un unico nome, quello di Ruby Guede.

Da quel momento inizia un travagliato processo giudiziario per determinare la responsabilità dell'omicidio.

In effetti, non solo,  fu trovato il suo liquido seminale  sul e nel corpo della Kercher, ma sono state rinvenute tracce anche sul polsino e sugli indumenti della vittima.

Le dichiarazioni di Guede sono sempre state molto contradditorie, l'uomo ha dichiarato di essere sulla scena del crimine nel momento del delitto ma di non avervi in alcun modo partecipato. Ruby affermava che un uomo, non si sa chi, non si sa proveniente da dove , letteralmente uno sconosciuto ,era nella camera da letto insieme a lui e a Meredith e che avesse infierito sulla giovane. La polizia scientifica non trovò mai tracce della presenza di questo sconosciuto.

Il cittadino ivoriano tentò anche la fuga all'estero ma infine fu l'unico condannato in via definitiva e con rito abbreviato. ,E' sempre stato in dubbio però, il "concorso con altri" ,ma  di quali altri?

La sentenza della cassazione all'epoca recitava così "Si riteneva  che il delitto fosse stato commesso in concorso con altre persone, sia per le tracce della Kercher rinvenute in un coltello sequestrato in casa del ragazzo della Knox, Raffaele Sollecito, sia  per le impronte di piedi lasciate sul pavimento della stanza della Kercher..." ma il tutto si rivelò solo ed esclusivamente indiziario, tanto che i due furono condannati e poi assolti.

Le uniche prove certe erano quelle che vedevano come colpevole solo ed esclusivamente Rudy Guede.

Guede fu condannato a 16 anni di reclusione, scontati principalmente nel penitenziario di Viterbo.

Oggi, il cittadino ivoriano è stato scarcerato ed è in libertà per fine pena. Il magistrato di sorveglianza di Viterbo ha concesso la liberazione anticipata prevista dalla legge sull’ordinamento penitenziario e l’ufficio esecuzione della procura di Milano ha emesso l’ordine di scarcerazione.

Il suo difensore, l’avvocato Fabrizio Ballarini, aveva avanzato la richiesta di concedere 45 giorni di sconto sul fine pena per Guede, che sarebbe arrivata il 4 gennaio 2022.

Da quasi un anno era stato affidato ai servizi sociali e il suo avvocato difensore, Ballarini,  ha voluto rilasciare una dichiarazione:

"Rudy è stato scarcerato per fine pena".  "Il magistrato - ha spiegato - gli ha concesso la liberazione anticipata in base all'articolo 54 dell'ordinamento penitenziario e l'ufficio esecuzione ha emesso l'ordine di scarcerazione".

Ha poi continuato: "Rudy vorrebbe essere solo dimenticato"

A rilasciare una dichiarazione è stato anche il professore Claudio Mariani, insegnante al Centro studi criminologici di Viterbo, che ha seguito Rudy per tutti questi anni di detenzione.

"Purtroppo sono molte le emittenti e le testate che chiedono di intervistarlo. Dico purtroppo perché Rudy non è una star e dopo 14 anni vorrebbe essere dimenticato..."

"Su ogni storia - ha aggiunto - prima o poi dovrebbe calare il sipario. Rudy la mattina alle 8 prende servizio come volontario alla mensa della Caritas e il pomeriggio lavora nella biblioteca del nostro centro studi per mantenersi. Non c'è più altro da aggiungere a questa storia eccetto il fatto che la vita di una giovane ragazza inglese è stata stroncata e dalla sua famiglia abbiamo potuto imparare la grande dignità e il valore del silenzio".

Indipendentemente dall'opinione che ognuno di noi possa essersi fatto sulla vicenda, ricordiamo che l'articolo 27 della Costituzione, indica che " le pene debbano necessariamente tendere alla rieducazione del condannato " , sottolineandone il carattere riabilitativo oltre che quello punitivo.

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