Back to home page
Davide Mura
Avvocato, sovranista e identitario, appassionato di Costituzione

Le perplessità sulla limitazione di sovranità in costituente

Prima di approfondire ulteriormente, nei prossimi post, la sovranità, e dopo averne fatto necessariamente cenno nelle mie osservazioni sull’art. 1, e meglio quando ho illustrato i quattro pilastri della sovranità (concetto propedeutico), vorrei approcciare per la prima volta con un articolo controverso della nostra Carta fondamentale: l’art. 11. Una norma nei confronti della quale nutro una profonda antipatia, e le ragioni sono ovvie: per quanto fossero state buone le intenzioni dei costituenti, questa norma si è rivelata l’autentico cavallo di Troia che avrebbe permesso, nei decenni successivi, cessioni sempre più ampie di porzioni di sovranità nazionale.

Ma non è di questo che voglio parlarvi (ma non disperiamo: ne parleremo e tanto nei prossimi post), quanto del fatto che in costituente questa norma effettivamente destò qualche non insana perplessità. Dunque ci soffermeremo – seppure brevemente – sul fatto storico di un tratto della sua genesi.

Prima di tutto la norma:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Dunque l’Italia consente limitazioni alla propria sovranità. Le ragioni le spiegherò poi (soprattutto spiegherò la differenza tra cessione e limitazione). Quello che qui voglio evidenziare è – come detto – un lembo significativo del fatto storico. Nella fase costituente, la norma – nata per permettere la piena adesione dell’Italia all’O.N.U. – sollevò qualche dubbio. In particolare, nella seduta del 3 dicembre 1946, fu il costituente Mario Cevolotto a sollevare i dubbi sulla reale (e direi pericolosa) portata della norma. Riprendiamo le sue parole:

… non ha niente in contrario alla prima parte dell’articolo, il cui concetto è stato già adottato in altre Costituzioni. Nutre invece forti dubbi sulla seconda parte perché, pur essendo convinto che in relazione all’Organizzazione delle Nazioni Unite potranno stabilirsi delle norme per cui tutti gli Stati debbano consentire a limitazioni della loro sovranità, non vede il motivo di introdurre nella Costituzione un principio di questo genere, che, a suo avviso, è piuttosto materia di trattative e di rapporti internazionali. Data la variabilità dei rapporti internazionali, pensa che farne cenno nella Costituzione vorrebbe dire cristallizzare una materia che è di per se stessa mutevole…

Seppure in termini piuttosto soft, l’on. Cevolotto pone in evidenza l’inopportunità di fissare nella carta un simile principio, che avrebbe condizionato le politiche future del paese (attraverso il filtro della Costituzione) a un contesto (rectius: materia) di per se stesso mutevole (nei principi e negli obiettivi). Per il costituente sarebbe stato meglio lasciare che le eventuali limitazioni fossero fatte oggetto di sola trattativa fra Stati, volta per volta, senza impegni di natura costituzionale.

Purtroppo le sue perplessità non furono tenute in considerazione. E anzi, si cercò di sminuirle e di neutralizzarle con un principio tanto rassicurante quanto fallace: quello della reciprocità. Fu l’on. Giuseppe Dossetti a farsi portatore di questa persuasione:

… l’onorevole Cevolotto non ha tenuto nel debito conto una espressione del suo articolo e cioè l’inciso: «a condizioni di reciprocità». Mediante questo inciso, mentre da un lato si afferma il principio internazionale così bene illustrato dall’onorevole Corsanego, dall’altro si vuole precostituire nella Costituzione quasi un alibi di fronte alle altre nazioni con le quali l’Italia si trova in fase di trattative, per non accettare eventuali limitazioni di sovranità, se non a condizione di reciprocità. Quindi, sotto tutti i punti di vista, l’articolo si rivela non solo opportuno, ma addirittura necessario.

Nonostante le obiezioni dell’on. Cevolotto (l’ipotesi è l’O.N.U. che richieda determinati comportamenti ad alcuni Stati e non ad altri), la norma venne approvata, anche per la sostanziale rinuncia dell’onorevole contestatore, il quale, alla fine, accettò l’idea che la limitazione di sovranità venisse costituzionalizzata.

Vero è che se l’on. Cevolotto avesse trovato sponda più decisa negli altri costituenti e avesse insistito con l’inopportunità di introdurre una siffatta norma nella nostra Carta (nonostante la reciprocità), oggi sarebbe stato parecchio più difficile giustificare costituzionalmente tutte le cessioni (e non le semplici limitazioni) di sovranità operate in favore dell’Unione Europea, anche con il concorso della giurisprudenza costituzionale, che – ricordo – ha più volte legittimato queste cessioni (e mi riferisco al periodo ante riforma del 2001), proprio utilizzando il varco aperto dall’art. 11, del quale approfondirò meglio la portata nei post successivi. Basti qui capire, per ora, che questa norma è il grimaldello attraverso il quale il principio di sovranità statuito nell’art. 1 viene di fatto neutralizzato in favore di entità sovranazionali, che seppur prive di legittimità democratica, possono incidere direttamente ed efficacemente sulla vita dei cittadini italiani, perseguendo obiettivi e interessi, troppo spesso contrari all’interesse nazionale.

E' stato un post interessante?0No0